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Registrare le proprie telefonate è un reato ? Si viola la privacy ?

Noi comuni cittadini ci poniamo varie domande al fine di non commettere reati e vivere una vita nel rispetto delle regole civili. Con le nuove tecnologie è possibile registrare conversazioni audio video, telefonate, ma molti affermano che la legge della privacy non permette di fare queste operazioni e le registrazioni sono illegali e non possono essere utilizzate in fase dibattimentale in un processo.
Il nostro ordinamento giuridico non la pensa come la gente comune.

Nel 1999 la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7239 ha stabilito che le registrazioni occulte (cioè quelle effettuate all’insaputa degli altri partecipanti alla conversazione) di colloqui, riunioni, telefonate sonoo perfettamente lecite ed hanno lo stesso valore di una nota scritta. Il loro utilizzo non può essere inibito neanche dal D.Lgs. n. 196/2003 (Codice della Privacy).
Tale operazione è incentrata sul ruolo che assume il soggetto che registra.
Se il soggetto che registra è terzo rispetto ai partecipanti alla discussione/telefonata, ci troveremo nell'ambito dell’intercettazioni audio/video o telefoniche, disciplinate in modo rigoroso da Leggi dello Stato. In questo caso si effettuano intercettazioni illegali.
Tale intercettazione è inammissibile/inutilizzabile in assenza di consenso del soggetto intercettato o di un decreto del Pubblico Ministero nell’ambito di un’indagine penale.
Invece, nel caso in cui il soggetto che effettua la registrazione della conversazione o la telefonata è parte di essa, la stessa è lecita e non si commette nessun reato.
Se il soggetto registra una telefonate o una conversazione con mezzi tecnici in suo possesso non fa altro che effettua memorizzare digitalmente ciò che l"udito già capta di suo.
Sulla base di ciò, quindi la comunicazione avvenuta fra i presenti, senza che vi sia stata alcuna intrusione da parte di soggetti ad essa estranei, entra a fare parte del patrimonio di conoscenza degli interlocutori e di chi vi ha non occultamente assistito, con l’effetto che ognuno di essi ne può disporre.
Alla luce di ciò la registrazione di una conversazione ambientale o telefonica è una forma di autotutela e fornisce garanzia contro abusi, minacce, insulti e ricatti.

Quindi nessun reato si commette nel cristallizzato l'evento con la registrazione, da un punto di vista segnatamente penalistico, qualora la registrazione viene fatta da un partecipante non è configurabile alla stessa in alcun modo l’ipotesi di reato di cui all’art. 615-bis c.p. (“Interferenze illecite nella vita privata”), quindi la registrazione trova pieno utilizzo probatorio nel processo.
Anche le norme del Codice della Privacy, all'art. 13, comma 5, lett. b) prescrive espressamente l'utilizzo di quanto registrato occultamente “per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento”.
La Cassazione comunque non è uniforme nel valutare l’ipotesi in cui la registrazione avvenga da parte di soggetto facente sì parte della conversazione, ma su iniziativa della Polizia Giudiziaria (senza decreto del P.M.).
La Corte di Cassazione Sez. II Penale, 13 marzo 2013 n. 14665 ha ritratto che la regstrazione di una conversazione tra i presenti effettuata da uno degli attori alla insaputa degli altri , non di sua iniziativa, ma previa intesa con la polizia giudiziaria, pur non osservando le forme di cui agli art. 266 e ss. c.p.p., vi è omunque bisogno di un decreto autorizzativo del P.M. titolare delle indagini.

Di diverso orientamento è la Corte di Cassazione Sez. III Penale che con sentenza di ottobre 2012 n. 43898 ha affermato che
la registrazione fonografica di un colloquio, svoltosi tra presenti o mediante strumenti di trasmissione, ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, è prova documentale pienamente utilizzabile quantunque effettuata dietro suggerimento o su incarico della polizia giudiziaria, trattandosi, in ogni caso, di registrazione operata da persona protagonista della conversazione, estranea agli apparati investigativi e pienamente legittimata a rendere testimonianza nel processo .
Concludendo ed in considerazione di quanto sopra esposto la registrazione di una conversazione o di una telefonata è sempre ammessa ed utilizzabile giudizialmente, e ciò anche se il nostro interlocutore fosse totalmente all'oscuro del nostro intento.

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